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ULTRAS – UN FILM D’AMORE, VIOLENZA E PALLONE

Scritto da il 24 Marzo 2020

E’ proprio vero, quando vedi un film la seconda volta, lo apprezzi di più, lo guardi con più attenzione e perché no… trovi sempre qualche particolare che non avevi notato la prima volta.

Ho appena finito di vedere Ultras, il primo film del regista Francesco Lettieri (finora famoso nel mondo musicale per aver raccontato, tramite le sue immagini, canzoni di cantanti del calibro di Calcutta, The Giornalisti, FASK, Giorgio Poi, ma soprattutto, la “sua creatura” LIBERATO) e sono corso subito a scrivere questa recensione. Scriverla subito dopo averlo visto è utile per raccontare in modo maniacale ogni singola scena di questo film cosi chiacchierato. Si perché di ULTRAS se ne è parlato tanto, soprattutto prima dell’uscita sulla piattaforma digitale più famosa al mondo, Netflix. La pellicola, che doveva uscire in alcune sale cinematografiche italiane prima che il mondo finisse ahah (fatemi passare la risata), è stata al centro di molte polemiche, soprattutto, da chi vive il mondo ultras, pieno di dogmi, regole e mentalità. Polemiche incentrate sia su come il regista partenopeo ha raffigurato questo mondo (a detta di molti il film non descrive il vero ultras) e sia sul presunto riferimento alla morte di Ciro Esposito, tifoso napoletano morto il 3 Maggio 2014 per mano di un tifoso Romanista prima della finale di Coppa Italia tra Fiorentina e Napoli, che avrebbe indispettito l’ambiente ultras e non, incolpando Lettieri di lucrare sulla morte di un ragazzo mancando di rispetto la famiglia e i tifosi. Nonostante lo stesso regista abbia più volte smentito e dichiarato di non aver preso in considerazione nessun gruppo organizzato napoletano, né tanto meno fatto riferimenti al tifoso in questione, le critiche hanno accompagnato il film fino alla sua uscita, il 20 Marzo 2020.

 

ATTENZIONE, SE NON HAI VISTO IL FILM, NON CONTINUARE! QUESTO ARTICOLO CONTIENE SPOILER.

 

Il 20 Marzo, alle ore 08:00, puntuale, il film ULTRAS sbuca sulla home di Netflix e, nonostante le “chiacchiere”, entra subito nella TOP 10 di Netflix Italia, Belgio, Francia, Grecia e addirittura Marocco! Se da una parte ci sono persone che hanno odiato questo film prima ancora che uscisse, dimostrandolo con scritte sui muri e striscioni, dall’altra una grande fetta di pubblico (compreso chi vi sta scrivendo) attendeva questo film con molto entusiasmo perché chi è fan di Lettieri è sicuramente fan anche di LIBERATO. Il cantante e producer napoletano dalle identità nascoste, ormai da 3 anni sulla scena pop e trap italiana, ha collaborato con Lettieri fin dalla nascita del suo progetto e stavolta, ha ricambiato il favore, infatti, ha contribuito alla creazione dell’intera soundtracks del film insieme a 3D dei Massive Attack (gruppo musicale britannico, formato a Bristol nel 1987 e ritenuto fondatore del genere trip hop.)

ULTRAS è un film d’amore, violenza e pallone (come ha definito Lettieri in una recente intervista), ma cosa vuol dire esattamente? Il film racconta la storia di uno storico gruppo organizzato, gli Apache, fondato da Sandro detto “Il Moicano” (Aniello Arena), che a quasi cinquant’anni, ne è ancora il “capo”. Per colpa di un DASPO, però,  Il Moicano e i suoi amici storici (Barabba e McIntosh) non possono seguire il gruppo durante le partite, affidando cosi, la gestione ai “giovani”, Pechegno e Gabbiano, che a differenza loro, hanno una mentalità più provocatoria e agiscono con più leggerezza. Questa differenza di pensiero, porterà gli Apache ad avere dei dissidi interni che porteranno i più giovani a creare un nuovo gruppo chiamato NNN (No Name Naples). Sandro, amareggiato dalle vicissitudini e complice la conoscenza di una ragazza, Terry (Antonia Truppo), inizia a mettere quasi in discussione la priorità verso la fede calcistica, sostituendola con l’amore verso una donna, complice anche la sua, ormai, non più giovane età ( “Ci simme fatti vecchì” esclama in una discussione con Barabba).

Tra dissidi e mentalità, c’è Angelo (Ciro Nacca) un ragazzo senza padre e orfano del fratello (morto anni prima durante gli scontri contro la tifoseria romanista) che vive solo con la mamma, la quale non riesce al meglio a svolgere il compito di educatrice. Angelo trova la sua “famiglia” negli Apache e in Sandro il suo mentore (e anche la figura paterna che gli manca). “Il Moicano” cerca in tutti i modi di tenere fuori dai guai il giovane ragazzo che, però, ha gli occhi pieni di sangue nel voler, a tutti i costi, vendicare suo fratello.

Lettieri divide il film in tanti capitoli, contrassegnati dalle giornate calcistiche e ce lo fa capire ogni volta che Sandro si reca in questura, tutte le domeniche, per la consueta firma che i diffidati, devono porre sul registro “dei cattivi” prima e dopo la partita. Gli Apache accompagnano la squadra in casa e in trasferta con tutta la loro passione specialmente perché questa è in lizza per lo scudetto finale e la storia ci accompagna all’ultima giornata di campionato sia perché è quella decisiva e sia perché si gioca a Roma. Nella realtà, le tifoserie di Napoli e Roma non si sono mai volute bene ( soprattutto per la questione di Ciro Esposito) e anche nel film le cose non cambiano, anche se, per ovvi motivi, la squadra in questione è una squadra dai colori azzurri della città partenopea. Lettieri, infatti, non fa mai riferimenti all’SSC NAPOLI, al suo stemma, ai suoi tifosi e ai loro cori (tranne per il famoso “Siamo figli del Vesuvio”).

Nonostante la partita a porte chiuse, il nuovo gruppo “NNN”, si reca allo stadio Olimpico di Roma con un folto “arsenale” da utilizzare negli scontri contro Polizia e contro i Romanisti. Angelo decide di andare con loro per vendicare suo fratello e se all’inizio il giovane è carichisismo nell’affrontare una cosa molto più grande di lui, una volta trovatosi all’interno della “guerriglia” si rende conto che tutto quello che ha davanti è troppo per un ragazzino della sua età e riesce ad allontanarsi insieme ad un suo coetaneo, ma fermati successivamente da due poliziotti, che senza impietosirsi della loro giovane età, iniziano a “caricare” con i loro manganelli. Sandro, recatosi a Roma solo per “salvare” Angelo si ritrova ad avere una colluttazione con uno dei due poliziotti e successivamente viene sparato da un colpo di pistola esploso proprio da uno dei due, portandolo alla morte.

ULTRAS è un film d’amore, sporcato da violenza e morte, impreziosito da canzoni splendide come “Caruso” di Lucio Dalla e “E so cuntento ‘e sta’” di Pino Daniele e contornato dall’amore che un uomo può avere per la sua squadra del cuore.

Personalmente, alla fine del film, ho percepito una sensazione, come se si chiudesse un cerchio: la storia comincia col matrimonio di uno dei tifosi, con i compagni che gli cantano: “Tu sei tutta la vita, ma gli azzurri più di te”, quasi a calcare con forza l’importanza che una fede calcistica può avere su un uomo, sovrastando addirittura valori indiscutibili come la famiglia e l’amare una moglie e termina con un funerale… il funerale di un uomo che nonostante gli errori del passato, nonostante abbia cercato di rifarsi una vita è morto per salvare un ragazzo che neanche gli apparteneva, solo per la mentalità che lo ha sempre contraddistinto da qualsiasi altra persona che non ha quella passione. Per quanto la storia possa sembrare banale con un finale scontato, ULTRAS è un ottimo prodotto caratterizzato da una grande bravura come quella di Lettieri che risulta coerente coi suoi lavori precedenti, un’ottima fotografia curata da Gianluca Palma, personaggi ben curati anche grazie alla stylist Antonella Mignogna e da tutto il team di Lettieri che è riuscito a creare un bel film, per essere il primo, come ha sempre fatto anche in produzioni più piccole come i vari video musicali. Dispiace solo per la sfortuna di aver distribuito un film in un periodo che non ha aiutato e non ha dato la possibilità di assistere a conferenze e di poter chiacchierare con chi ha lavorato a questo giocattolo, ma ahimè, nessuno poteva prevedere una pandemia globale!

Se vedi ULTRAS, non devi aspettarti il documentario sui gruppi organizzati, su come vivono gli stadi, se sono cattivi o buoni… vedrai una storia di un’ora e quarantanove minuti romanzata, una piacevole storia da gustarvi in quarantena ( le polemiche lasciatele a casa che la situazione è già difficile!), una storia d’amore, di violenza e di pallone.