GEMELLI: LE DUE NATURE DI ERNIA

Scritto da il 26 Giugno 2020

L’hype per il giorno 19 giugno 2020 era alto, perché in quella data- dopo tempo- il rapper Ernia avrebbe interrotto suo silenzio, pubblicando un nuovo album.

L’amore dei fan per questo artista è da ricercare nei temi trattati con echi profondi: con una scrittura come pochi all’interno della scena rap attuale, Ernia è riuscito a narrare del suo vissuto in tanti generi diversi ai suoi ascoltatori, anche sfociando nell’indie pop. Guardandolo resta schivo, parla poco al di fuori del contesto musicale, e questa sua natura è una delle due presenti nel suo disco:  Gemelli.

Riflettendo sul nome del nuovo album infatti l’artista  ha voluto rappresentare una parte di se morta, cupa e più scura, ma dall’altra una del tutto inedita: frutto di un percorso- come ha spiegato- fatto di superamento di molti limiti interiori. Una maturità che però è in conflitto con il suo gemello- tenebroso- e colmo d’ansie. Ernia sa di dover fare i conti con l’esistenza di due personalità opposte, ma le tratta come speculari, frutto dello stesso uomo: gemelle diverse. Specchio di quanto detto fino ad ora, sono le 12 tracce; se nell’introduzione il rapper si dichiara vivo ( titolo del brano stesso)- elencando con un flusso di coscienza tutte le persone alle quali riderebbe tranquillamente in faccia ora che è in piedi e ripensando a tutte le situazioni nelle quali pensava di non farcela- esistono, in contraddizione, brani come Morto  dentro che mettono a nudo la sofferenze che l’altra parte intima dell’artista ancora vive.

Come ci si aspettava, i testi dei brani sono studiati per bene e in più rappresentano la capacità di scrittura ormai riconosciuta da tutta la scena, del rapper. Diverse sono le vicende alle quali lo stesso fa riferimento, non avendo paura di elencare le sue più brutte esperienze, come le sue più grandi gioie e i frutti di una ricostruzione di sé stesso. A tal proposito sono importanti da analizzare le parole di Cigni, in cui il cantante parla della sua irrefrenabile ansia e della paura di non provare nulla nonostante l’età di 26 anni, ma in contrapposizione, in U2, le sue parole sono un elogio alla propria personalità, paragonata a quella del leader della band che dà il titolo al pezzo. Nonostante questo possa suscitare nel lettore la messa a fuoco della spavalderia da parte di Ernia, non è assolutamente questo che viene fuori dal gemello di luce che questi mostra. Infatti i temi più gioiosi non sono affrontati con semplici frasi da tormentoni, e anche nel pezzo intitolato Superclassico (creato a tavolino per una fruizione radiofonica e la tendenza) il rapper tocca il più catchy dei temi: l’amore; ma parlandone, rende l’idea del piacere e dispiacere suscitati da tale sentimento, in un modo impeccabile e mai banale. Oltre questo brano non si notano altre canzoni destinate ad un’utenza media, e il mood del resto del disco è unico e in contrasto con un animo musicale eterogeneo mostrato in passato: c’è rap puro, con flow e incastri da vero maestro. E questo catapulta il nuovo figlio di Ernia sul podio dei dischi rap più riusciti negli ultimi mesi. Ad approvare ciò, sono stati i big della scena, come Marracash, che ha lodato il lavoro fatto all’interno del brano Puro Sinaloa (con Rkomi, Lazza e Tedua)- che a sua volta era un omaggio a Puro Bogotà dei Club Dogo e Marracash stesso.

Nota è ai più grandi fan di Ernia è la sua passione per il rap old school e la sua totale devozione ai Club Dogo. In alcuni tratti del disco il flow impeccabile unito alla scrittura rievoca lo stile appartenente a Jake La Furia; sono molte le citazioni di brani storici dell’hip-hop italiano, e le frasi con cui l’artista si discosta da chi vuole far musica solo per fare soldi, e non per poter raccontare della propria persona. Ernia si schiera contro ciò che ruota attorno ai contenuti realizzati senza passione.

A conferire un tono più maturo al disco è la scelta dei featuring, in un momento storico musicale in Italia nel quale le collaborazioni scelte dalle case discografiche contano molto: parliamo della tendenza di scegliere l’artista più in voga al momento per realizzare un brano assieme ad esso, in modo che questo possa salire in classifica e restare sul podio per un bel po’ di tempo. È per questo che il rapper ha scelto di operare su nomi familiari alla propria persona, noncurante della risonanza che avrebbe potuto avere qualche altro nome di spicco in questo momento. Fa riflettere come ci sia Fabri Fibra, ma allo stesso tempo un’artista che in questo periodo è molto criticato: Shiva ( per il suo essersi accostato molto al genere pop). Ciò rischiava di contraddire l’intero senso del disco, ma evidentemente Ernia aveva un piano preciso, e tutte le collaborazioni- soprattutto quest’ultima- sono risultate nel complesso perfette e congrue a un disco con la la D maiuscola.

Il successo non si è fatto attendere, dato che l’album ha debuttato tra le prime posizioni, e i suoi pezzi nel giorno successivo al rilascio dell’album sono entrati nella Top 20 dei brani più ascoltati al momento. Superclassico e Puro Sinaloa attualmente si contendono i primi posti all’interno delle charts, e buffo è come la loro natura di brani gemelli diversi (per mood) sia piaciuta. Evidentemente il messaggio lanciato da Ernia è stato concepito perfettamente, e a ciò ci uniamo noi, dichiarando di aver ascoltato uno- se non il migliore- disco rap degli ultimi mesi in Italia.

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