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Andrea Appino racconta The Zen Circus

Scritto da il 4 Maggio 2018

Durante la puntata del 20 Marzo di “Onda Lunga” abbiamo avuto l’opportunità di intervistare telefonicamente Andrea Appino, cantante di “The Zen Circus”. Ci ha raccontato il loro tour e abbiamo conosciuto insieme il loro ultimo disco “Il fuoco in una stanza”. Ora The Zen Circus sono in tour con sette date evento in tutta Italia.

D: The Zen Circus presentano il loro ultimo disco che si chiama “Il fuoco in una stanza” ed oggi abbiamo con noi Andrea Appino. Io ho 50 anni e la cosa bella delle vostre canzoni è che non mi sento né troppo giovane né troppo vecchio per sentirle, perché in alcune canzoni mi sento il doppio personaggio, sia il figlio arrabbiato che il padre o la madre della canzone. Quindi siamo cresciuti insieme, ho cominciato ad ascoltarvi quando eravate più ragazzi e ora mi sorprendo ancora a farmi trascinare dalle vostre storie.

R: In realtà, come dicevamo in questi giorni in cui presentavamo il disco, probabilmente faremo la fine dei Nomadi (ride), che in realtà è una bella cosa. Abbiamo notato questa cosa degli anni che passano e ci piace molto, però in realtà c’è anche un’eterna adolescenza, che è quella che la musica ti concede da una parte e ti costringe a subire dall’altra. Però penso non dipenda solo dalla musica, penso sia una condizione che viviamo tutti, quella di essere contemporaneamente figli e poi genitori.

D: Non so se hai visto il film di Troisi in cui cita Neruda dicendo “La poesia non è di chi la fa ma di chi serve”. Secondo me le vostre canzoni sono di chi serve .

R: Io credo vivamente a questa cosa, che una volta finito di scrivere le canzoni l’atto creativo sia giunto al termine e il suo ruolo nella persona che lo fa è finito. Rivive poi nel concerto con un’onda energica che ritorna da chi appunto se ne è servito. Quindi sono d’accordissimo. Ho rivisto qualche giorno fa American Beauty che avevo visto al cinema negli anni ’90, quando avevo 19 anni e mi riconoscevo nel protagonista adolescente, seppur un po’ più piccolo di me. In tutti questi anni mi è rimasto impresso come il film in cui mi riconoscevo. L’ho rivisto e una cosa abbastanza orrenda ma anche bella è che il padre nel film rivela la sua età che è 40 anni, quelli che faccio io quest’anno. E l’idea del fatto che non cambia molto, cambia semplicemente il rumore che hai nella testa però il senso di mancata convivenza con gli altri, di non riconoscere se stesso rimane lo stesso, muta solo in forma. Penso che questo sia molto alla base del disco, in questo disco in particolare credo che sia molto forte il ricercare se stessi allo specchio e accorgersi che se stessi allo specchio sono gli altri.

D: Tu sai benissimo che noi, chiamando da Foggia, siamo arrabbiati con i Pisani perché ci hanno eliminato dai playoff per la serieB e ne sono successe tante. Tu hai fatto una canzone che si chiama “Pisa merda” e un’altra in questo disco che si chiama “Rosso Nero”. Ovviamente non le hai fatte per noi, però ti ringrazio del pensiero.

R: In realtà è dedicata alla mia macchina, una Lancia Dedra del ‘77 che era rossa e nera.

D: Non è quindi un tentativo di riappacificarti con la tifoseria foggiana (ride)

R: No, no assolutamente (ride).

D: Nella copertina del disco c’è una ragazza che si guarda allo specchio e vede dall’altra parte una famiglia. Tu ti senti dalla parte della ragazza o da quella della famiglia?

R: Noi siamo fuori da questo specchio. Questo lavoro di dare l’immagine all’immaginario di un disco è difficilissima, dare un’immagine alla musica già di per sé è strano. In realtà rappresenta un’idea molto legata all’idea delle catene che abbiamo. La cito sempre perché è una delle frasi più belle della musica italiana, è degli Uochi Toki e recita più o meno così: “Compito dei rami è allontanarsi il più possibile dalle radici pur rimanendone saldamente attaccati.” Quella foto è molto legata alle radici, le radici possono essere belle, brutte, possono essere catene da spezzare o che vogliamo tenere dentro, catene che ci servono e ci salvano da un mare in tempesta o catene che ci portano alla schiavitù. Però una parte di noi è fatta dagli altri, dalla famiglia che ti sei scelto o che ti sei ritrovato e questa foto era un po’ come un “perdete ogni speranza o voi ch’entrate”. Chi apre il disco, guardando quella foto bene o male sa che ci sarà da lavorare in quel senso, nel senso più intimo e famigliare.

D: Abbiamo ascoltato “Il fuoco in una stanza” che, tra l’altro, mi ricorda i tempi in cui vivevo a Napoli e mi spostavo con la Circumvesuviana.

R: La trovo molto romantica la Circumvesuviana e per questo l’ho inserita nella canzone. Perché circumnavigare un vulcano di per sé è una cosa che mi intriga particolarmente. Un vulcano che tra l’altro non dorme mai e io adoro i vulcani. Ho un’amica vulcanologa a livello mondiale che ogni tanto mi manda informazioni dai vulcani del mondo ed è bellissimo perché sono i pori della pelle della terra che respirano praticamente, una cosa incredibile. Un’isola che adoro è Lanzarote, è dominata dai vulcani e in cui in 48 ore sono spuntati 3 vulcani nel 1780. C’è qualcosa di magico in questa cosa della terra che è viva.

D: Voi siete in promozione. Ho visto che avete fatto un tour per le librerie Feltrinelli. Come è stata come esperienza?

R: E’ stato bellissimo il tour anche se sfiancante. E’ stata una cosa molto empatica e umana perché è l’occasione in cui vediamo le persone negli occhi e ci hanno dato davvero tantissima energia e non lo dico per piaggeria. Al ritorno eravamo sfiancati perché abbiamo fatto il giro d’Italia ma siamo sempre più contenti.

D: Pubblico essenzialmente giovanile o ci sono anche persone con qualche annetto in più?

R: Si sta creando, come detto, un mix generazionale. Di base il pubblico è sempre molto giovane e questa cosa ci sconvolge perché vuol dire che ogni anno c’è un ricambio.

D: Vi toccherà suonare almeno altri 20anni insomma?

R: Si , l’idea che ci hanno dato è quella di dover suonare almeno fino ai 70 anni.

D: Ci sono i Rolling Stones come esempio che sono ancora molto informa.

R: Be, li ho visti questa estate e ho pensato la stessa cosa.

D: Invece concerti veri e propri cominciano in estate?

R: Esatto. Cominciano ad Aprile, sono sette date evento molto grosse che però purtroppo non toccheranno il sud, però verremo per una data estiva fuori tour. Chi non può aspettare può comunque vederci a Roma il 7 Maggio.

 

 


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